Intercomunione delle Famiglie

Parole di Papa Francesco sulla Famiglia

Carissimi amici,
 
in attesa dell'incontro mondiale delle famiglie in piazza San Pietro Sabato 26 e Domenica 27 Ottobre, al quale siamo tutti invitati a partecipare (anche se magari in casa seduti davanti alla TV) riportiamo alcune recenti importanti parole di Papa Francesco sul tema della famiglia. Parole che proseguono su una "teologia della concretezza" che abbiamo già potuto apprezzare nel nostro amato p.Raimondo. Per i testi completi fate riferimento al sito del Vaticano: http://www.vatican.va/holy_father/francesco/index_it.htm?openMenu=5 
 
- Dal Discorso ai giovani, Santa Maria degli Angeli – Assisi, 4 ottobre 2013
Domanda di una giovane coppia: <<Noi giovani viviamo in una società dove al centro c'è lo star bene, il divertirsi, il pensare a se stessi. Vivere un matrimonio da giovani cristiani è complesso, aprirsi alla vita è una sfida e un timore frequente. Come coppia giovane sentiamo la gioia di vivere il nostro matrimonio, ma ne sperimentiamo la fatica e le sfide quotidiane. Come la Chiesa ci può aiutare, come i nostri pastori possono sostenerci, quali passi anche noi siamo chiamati a compiere?>>
Risposta: <<
Sono contento che la prima domanda sia stata da una giovane coppia. Una bella testimonianza! Due giovani che hanno scelto, hanno deciso, con gioia e con coraggio di formare una famiglia. Sì, perché è proprio vero, ci vuole coraggio per formare una famiglia! Ci vuole coraggio! E la domanda di voi, giovani sposi, si collega a quella sulla vocazione. Che cos’è il matrimonio? E’ una vera e propria vocazione, come lo sono il sacerdozio e la vita religiosa. Due cristiani che si sposano hanno riconosciuto nella loro storia di amore la chiamata del Signore, la vocazione a formare di due, maschio e femmina, una sola carne, una sola vita. E il Sacramento del matrimonio avvolge questo amore con la grazia di Dio, lo radica in Dio stesso. Con questo dono, con la certezza di questa chiamata, si può partire sicuri, non si ha paura di nulla, si può affrontare tutto, insieme!
Pensiamo ai nostri genitori, ai nostri nonni o bisnonni: si sono sposati in condizioni molto più povere delle nostre, alcuni in tempo di guerra, o di dopoguerra; alcuni sono emigrati, come i miei genitori. Dove trovavano la forza? La trovavano nella certezza che il Signore era con loro, che la famiglia è benedetta da Dio col Sacramento del matrimonio, e che benedetta è la missione di mettere al mondo i figli e di educarli. Con queste certezze hanno superato anche le prove più dure. Erano certezze semplici, ma vere, formavano delle colonne che sostenevano il loro amore. Non è stata facile, la vita loro; c’erano problemi, tanti problemi. Ma queste certezze semplici li aiutavano ad andare avanti. E sono riusciti a fare una bella famiglia, a dare vita, a fare crescere i figli.
Cari amici, ci vuole questa base morale e spirituale per costruire bene, in modo solido! Oggi, questa base non è più garantita dalle famiglie e dalla tradizione sociale. Anzi, la società in cui voi siete nati privilegia i diritti individuali piuttosto che la famiglia – questi diritti individuali -, privilegia le relazioni che durano finché non sorgono difficoltà, e per questo a volte parla di rapporto di coppia, di famiglia e di matrimonio in modo superficiale ed equivoco. Basterebbe guardare certi programmi televisivi e si vedono questi valori! Quante volte i parroci – anch’io, alcune volte l’ho sentito – sentono una coppia che viene a sposarsi: “Ma voi sapete che il matrimonio è per tutta la vita?”. “Ah, noi ci amiamo tanto, ma… rimarremo insieme finché dura l’amore. Quando finisce, uno da una parte e l’altro dall’altra”. E’ l’egoismo: quando io non sento, taglio il matrimonio e mi dimentico di quell’“una sola carne”, che non può dividersi. E’ rischioso sposarsi: è rischioso! E’ quell’egoismo che ci minaccia, perché dentro di noi tutti abbiamo la possibilità di una doppia personalità: quella che dice: “Io, libero, io voglio questo…”, e l’altra che dice: “Io, me, mi, con me, per me …”. L’egoismo sempre, che torna e non sa aprirsi agli altri. L’altra difficoltà è questa cultura del provvisorio: sembra che niente sia definitivo. Tutto è provvisorio. Come ho detto prima: mah, l’amore, finché dura. Una volta ho sentito un seminarista – bravo – che diceva: “Io voglio diventare prete, ma per dieci anni. Dopo ci ripenso”. E’ la cultura del provvisorio, e Gesù non ci ha salvato provvisoriamente: ci ha salvati definitivamente!
Ma lo Spirito Santo suscita sempre risposte nuove alle nuove esigenze! E così si sono moltiplicati nella Chiesa i cammini per fidanzati, i corsi di preparazione al Matrimonio, i gruppi di giovani coppie nelle parrocchie, i movimenti familiari [come l'Intercomuione Ndr]… Sono una ricchezza immensa! Sono punti di riferimento per tutti: giovani in ricerca, coppie in crisi, genitori in difficoltà con i figli e viceversa. Ci aiutano tutti! E poi ci sono le diverse forme di accoglienza: l’affido, l’adozione, le case-famiglia di vari tipi… La fantasia – mi permetto la parola – la fantasia dello Spirito Santo è infinita, ma è anche molto concreta! Allora vorrei dirvi di non avere paura di fare passi definitivi: non avere paura di farli. Quante volte ho sentito mamme che mi dicono: “Ma, Padre, io ho un figlio di 30 anni e non si sposa: non so cosa fare! Ha una bella fidanzata, ma non si decide”. Ma, signora, non gli stiri più le camicie! E’ così! Non avere paura di fare passi definitivi, come quello del matrimonio: approfondite il vostro amore, rispettandone i tempi e le espressioni, pregate, preparatevi bene, ma poi abbiate fiducia che il Signore non vi lascia soli! Fatelo entrare nella vostra casa come uno di famiglia, Lui vi sosterrà sempre.>>
 
- dal Discorso ai Consigli Pastorali, San Ruffino – Assisi, 4 ottobre
"… Penso al papà e alla mamma, che sono i primi educatori: come possono educare se la loro coscienza non è illuminata dalla Parola di Dio, se il loro modo di pensare e di agire non è guidato dalla Parola; quale esempio possono dare ai figli? Questo è importante, perché poi papà e mamma si lamentano: “questo figlio …” Ma tu, che testimonianza gli hai dato? Come gli hai parlato? Della Parola di Dio o della parola del telegiornale? Papà e mamma devono parlare già della Parola di Dio! E penso ai catechisti, a tutti gli educatori: se il loro cuore non è riscaldato dalla Parola, come possono riscaldare i cuori degli altri, dei bambini, dei giovani, degli adulti? Non basta leggere le Sacre Scritture, bisogna ascoltare Gesù che parla in esse: è proprio Gesù che parla nelle Scritture, è Gesù che parla in esse. Bisogna essere antenne che ricevono, sintonizzate sulla Parola di Dio, per essere antenne che trasmettono! Si riceve e si trasmette. E’ lo Spirito di Dio che rende vive le Scritture, le fa comprendere in profondità, nel loro senso vero e pieno! Chiediamoci, come una delle domande verso il Sinodo: che posto ha la Parola di Dio nella mia vita, la vita di ogni giorno? Sono sintonizzato su Dio o sulle tante parole di moda o su me stesso? Una domanda che ognuno di noi deve farsi. ….
… Ma la cosa più importante è camminare insieme, collaborando, aiutandosi a vicenda; chiedersi scusa, riconoscere i propri sbagli e chiedere perdono, ma anche accettare le scuse degli altri perdonando – quanto è importante questo! Alle volte penso ai matrimoni che dopo tanti anni si separano. “Eh… no, non ci intendiamo, ci siamo allontanati ”. Forse non hanno saputo chiedere scusa a tempo. Forse non hanno saputo perdonare a tempo. E sempre, ai novelli sposi, io do questo consiglio: “Litigate quanto volete. Se volano i piatti, pazienza. Ma mai finire la giornata senza fare la pace! Mai!”. E se i matrimoni imparano a dire: “Ma, scusa, ero stanco”, o soltanto un gestino: è questa la pace; e riprendere la vita il giorno dopo. Questo è un bel segreto, e questo evita queste separazioni dolorose."
 
- dal Discorso nella Veglia Mariana, sabato 12 ottobre
"Quando un bambino disobbedisce alla mamma o al papà, potremmo dire – ha esordito Francesco – che si forma un piccolo nodo. Questo succede se il bambino agisce rendendosi conto di ciò che fa, specialmente se c'è di mezzo una bugia; in quel momento non si fida della mamma e del papà … Questi nodi – ha scandito il Papa – ci tolgono la pace e la serenità. Sono pericolosi, perchè da più nodi può venire un groviglio, che è sempre più doloroso e sempre più difficile da sciogliere. Ma alla Misericordia di Dio, lo sappiamo, nulla è impossibile! Anche i nodi più intricati si sciolgono con la sua grazia". "Ognuno di noi ne ha alcuni", ha aggiunto ricostruendo poi il dialogo avuto con una persona in crisi di fede, che gli aveva detto: "padre, i miei non si possono sciogliere". "Quello – ha commentato Francesco – è uno sbaglio, tutti i nodi del cuore, della coscienza possono essere sciolti. Chiedo a Maria che mi aiuti ad avere fiducia nella Misericordia di Dio, per sciogleirli per cambiare, lei donna di fede ci dirà vai avanti, vai dal Signore e lei da Madre ci porterà dal Padre della Misericordia".  "Quante volte succede questo!", ha osservato Jorge Mario Bergoglio, che da  arcivescovo di Buenos Aires aveva promosso la venerazione di una immagine nota proprio come "Maria che scioglie i nodi" e che traduce in pratica un'espressione di Sant'Ireneo – citata oggio dal Pontefice – riguardo alla promessa della Genesi, che da una donna sarebbe arrivata la salvezza dopo il peccato originale che il serpente aveva spinto una donna a compiere: "il nodo della disobbedienza di Eva ha avuto la sua soluzione con l'obbedienza di Maria; ciò che Eva aveva legato con la sua incredulità, la Vergine Maria l'ha sciolto con la sua fede". Quando la relazione con i genitori ha bisogno di essere pulita da questa mancanza, ha ricordato Francesco, "si chiede scusa, perchè ci sia di nuovo armonia e fiducia. E qualcosa di simile avviene nel nostro rapporto con Dio. Quando noi non lo ascoltiamo, non seguiamo la sua volontà, compiamo delle azioni concrete in cui mostriamo mancanza di fiducia in Lui, e questo è il peccato, si forma come un nodo nella nostra interiorità". "Il nodo della disobbedienza, il nodo dell'incredulità", ha elencato il Papa ricordando che "Maria con il suo sì ha aperto la porta a Dio per sciogliere il nodo dell'antica disobbedienza: è la madre che con pazienza e tenerezza ci porta a Dio perchè Egli sciolga i nodi della nostra anima con la sua misericordia di Padre". "Potremmo chiederci: quali nodi ci sono nella mia vita? Chiedo a Maria che mi aiuti ad avere fiducia nella misericordia di Dio, per cambiare?"
 
- dall'Omelia della S.Messa di domenica 13 ottobre, Giornata Mariana
<<Guardiamo Maria: dopo l’Annunciazione, il primo gesto che compie è di carità verso l’anziana parente Elisabetta; e le prime parole che pronuncia sono: "L’anima mia magnifica il Signore", cioè un canto di lode e di ringraziamento a Dio non solo per quello che ha operato in lei, ma per la sua azione in tutta la storia della salvezza. Tutto è suo dono. Se noi possiamo capire che tutto è dono di Dio, quanta felicità nel nostro cuore! Tutto è suo dono. Lui è la nostra forza! Dire grazie è così facile, eppure così difficile! Quante volte ci diciamo grazie in famiglia? E’ una delle parole chiave della convivenza. "Permesso", "scusa", "grazie": se in una famiglia si dicono queste tre parole, la famiglia va avanti. "Permesso", "scusami", "grazie". Quante volte diciamo "grazie" in famiglia? Quante volte diciamo grazie a chi ci aiuta, ci è vicino, ci accompagna nella vita? Spesso diamo tutto per scontato! E questo avviene anche con Dio. E’ facile andare dal Signore a chiedere qualcosa, ma andare a ringraziarlo: "Mah, non mi viene".>>
 

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